A come Ascolto

           

Le FINALITÀ dei nostri incontri all’ASCOLTO di Casa Santa Luisa:

1) conoscere meglio la Persona che si presenta

2) accogliere nei nostri Servizi le Persone senza dimora, soddisfarne i bisogni primari, orientarle e accompagnarle in un percorso di riscoperta della propria dignità e di reinserimento relazionale e sociale

3) indirizzare agli enti preposti altre Persone in difficoltà, singole o in famiglia, sostenendole e stimolandole, chiarendo che la nostra priorità è l’aiuto alla Persona senza dimora.

 “Come è bello vedere i Poveri quando si guardano in Dio 
e nella stima che ne ebbe Gesù Cristo. “   

(Santa Luisa)

 Gli operatori dell’ASCOLTO hanno la responsabilità, e la gioia, di essere riferimento di chi chiede di esprimere una situazione di disagio. Sono chiamati ad accogliere la Persona con discreto e sereno calore, aprendo il proprio cuore con umiltà e gratuità, cercando di infondere fiducia, con l’ascolto attento, libero da pregiudizi e da presunte attese reciproche,“con cordialità e grande dolcezza” (San Vincenzo), per bussare al cuore dell’altro.

 

“Essi vi rappresentano la persona di Nostro Signore, il quale ha detto:
- Quello che farete al più piccolo dei miei, lo considererò come fatto a me stesso – “
.
(San Vincenzo)

Nei COLLOQUI PERSONALIZZATI si approfondisce la conoscenza reciproca, si cerca di affrontare l’urgenza, e, se possibile, si imposta un comune percorso verso l’autopromozione e l’autonomia. Alle Persone senza dimora viene affidata una Tessera di accesso ai Servizi di Casa Santa Luisa (Tessera “per la Colazione”) o una Tessera per il Vestiario (se la Persona ha solo bisogno di indumenti – in questo caso può anche non essere senza dimora, ma si è dimostrata in grande difficoltà – ).

Vi è per tutti un ORIENTAMENTO:

a)  capire insieme il vero e prioritario bisogno: la richiesta espressa spesso non rivela il reale problema

b) 1) si indicano i servizi territoriali per Persone senza dimora e

-          le si aiuta nella ricerca di un’accoglienza notturna, di una assistenza sociale e sanitaria, della regolarizzazione dei documenti, di un lavoro, di una casa

-          le si offre una consulenza legale quando necessaria

-          le si propone una consulenza su richieste di invalidità e su adempimenti fiscali;

2) si danno indicazioni riguardo i servizi territoriali a Persone singole e famiglie in difficoltà non “senza dimora”.

 

All’orientamento segue l’ACCOMPAGNAMENTO: la risposta non intende limitarsi ad un “dare”, ma ricerchiamo un “essere con”, un accompagnare la Persona nel percorso del ritrovare se stessa e rioffrirsi agli altri, alla famiglia, alla società, contribuendo al bene comune.

La Persona è senza dimora quando dorme per strada, sui treni, nei dormitori, in rifugi improvvisati, solo o insieme ad altre persone, da cosiddetti amici o parenti e la sua ospitalità è molto critica sia nell’aspetto materiale che relazionale. L’essere “senza dimora” investe ogni dimensione della persona. Non si intende solo la mancanza della casa (“senzatetto”), o la provvisorietà della stessa (“senza fissa dimora”), ma la perdita dell’insieme di valori che carica di significato la parola “dimora” (luogo delle relazioni più profonde, degli affetti, dell’auto e del mutuo riconoscimento, della protezione, della riservatezza, dell’intimità, di ciò che è più personale e caro). Se la Persona è ospitata da parenti o amici e, c’è chi, di comune accordo, mantiene gli altri, ella vive la precarietà, ma non è “senza dimora”.

“Che felicità se la Compagnia
dovesse servire solo i Poveri sprovvisti di tutto!”

(Santa Luisa)

 

La Tessera “provvisoria” ha una durata media di 2 settimane. Se la Persona non viene con regolarità a Colazione, non riceve quella “definitiva”.

Per “Passaggio all’Ascolto” si intende la Persona che non richiede o non riceve la nostra Tessera per la Colazione. Anche chi riceve la Tessera per il Vestiario (colui che può ricevere indumenti una volta al mese) viene registrato come “Passaggio all’Ascolto” con il proprio numero cronologico. Sul Diario Quotidiano (registro) vengono scritti i dati essenziali in forma sintetica: registrazione (i codici delle Tessere e i numeri cronologici dei Passaggi), provenienza, età, rete familiare e sociale, richieste. Se il contenuto del colloquio è fortemente problematico, per un discorso di tutela e riservatezza, può bastare un “vedi Cartella”.

Chi guida il colloquio scrive i dati completi nella Scheda personale (poi inserita nella Cartella): l’identità anagrafica, la storia della persona, tutti i particolari del colloquio (anche le eventuali osservazioni personali). Questi dati poi verranno inseriti in computer.

Parliamo anche di “Passaggi alla Colazione”, ma questi non vengono numerati; ogni giorno allo Sportello di Accoglienza della Colazione, le persone che richiedono questo Servizio ricevono un pass, e vengono registrati cognome e nome della Persona, la sua data di nascita e la nazionalità (per conoscenza e statistica).

“Lavoriamo insieme nell’opera di Dio con grande dolcezza ed umiltà.
La vera carità tutto ama, tutto soffre, anche le più difficili contraddizioni. ”

(Santa Luisa)

 

 DATI ESSENZIALI DEL COLLOQUIO

Ci presentiamo reciprocamente (nomi, provenienza, tempi di soggiorno in città)

1) Partiamo dal nome, poiché chiamare per nome è già riconoscere l’altro nella sua identità, nella sua unicità, ed è invitarlo alla familiarità e alla fiducia

2) Chiediamo la provenienza a stranieri e italiani, perché ognuno porta nel cuore la propria terra, in positivo o in negativo, e la nostra terra ci caratterizza, ci ha formato nel tempo e rimane in noi anche quando ce ne allontaniamo

3) Ci interessiamo ai tempi di soggiorno in città e in Italia per gli stranieri perché il tempo caratterizza fortemente la vita: tempi brevi o lunghi significano possibilità di contatti, di supporti, di documenti regolari o meno, di residenze ancora valide o di irreperibilità, tutti dati estremamente condizionanti per una Persona senza dimora.

N.B.: la fotocopia di un documento di identificazione ci è necessaria solo se viene data la Tessera per la Colazione (quindi non per i Passaggi). Questo significa che non deve essere necessariamente chiesto appena la Persona si presenta. Se il nome è complesso, lo chiediamo, ma spiegando che ci facilita nella maggior conoscenza e non calcando il discorso sul tema della “identificazione”.

 

Se la Persona viene all’Ascolto evidentemente ha un problema, ma non “è” un problema.    Quindi cerchiamo di arrivare al FINE dell’incontro con grande delicatezza, soprattutto se abbiamo “liberamente costretto” la Persona a venire in Ufficio per dotarsi della nostra Tessera.

Cerchiamo di capire le esigenze di chi viene a trovarci, e le sue risorse, attuali o potenziali, ascoltando le parole e non solo: concentriamoci nell’ascolto e facciamo particolare attenzione al “non detto”: l’atteggiamento, i gesti, lo sguardo, i silenzi, il tono di voce, i repentini cambi di discorso, le eventuali reticenze o semplificazioni.

Ci interessiamo alla storia della Persona; ai sostegni famigliari e sociali; alla regolarità anagrafica che garantisce i diritti e dà accesso ai servizi; alle competenze che ha (percorso scolastico, capacità ed esperienze lavorative, attitudini particolari); alla sua salute fisica e psicologica… il tutto per aiutarla e accompagnarla nel momento difficile che sta vivendo, andando alla radice dei problemi, perché la situazione di disagio possa venir meno nel tempo più breve possibile e non presentarsi più.

Ci lasciamo toccare il cuore, ma con grande discernimento. Lasciamo raccontare senza interrompere, interveniamo solo per chiarimenti immediati necessari o per riportare il discorso all’ essenziale. Ripetiamo poi alla Persona quello che abbiamo capito per confermargli il messaggio ricevuto o per metterla di fronte, con estrema delicatezza,  alle eventuali contraddizioni. Partiamo sempre dal presupposto di aver capito male noi, quindi chiediamo di spiegare meglio.

Evitiamo ogni pregiudizio, positivo o negativo che sia, e ogni risposta preconfezionata, non pensiamo già alla soluzione mentre ancora la Persona sta presentandoci i dati del problema. Ricordiamo che il problema presentato spesso nasconde la vera causa del disagio per la quale la Persona è venuta a parlarci. Quindi, appena possibile, cerchiamo di svelare la domanda profonda che si muove nell’intimo dell’altro: aiutiamolo a scoprire da dove partire.

Ciò che ascoltiamo ci pone spesso di fronte a noi stessi, a quello che viviamo e abbiamo vissuto, alla nostra stessa fragilità, alla debolezza, al nostro limite, e le nostre stesse risposte rischiano di esserne condizionate; vigiliamo molto sulle nostre reazioni interiori ed esteriori.

 

Valutiamo solo dopo aver raccolto i vari aspetti della situazione della Persona.

 

Domandiamo, ma senza inutili curiosità o troppa insistenza. A noi sta a cuore conoscere meglio la Persona e il suo ambiente (se stessa in ogni dimensione della sua vita, la famiglia, il lavoro, gli stimoli e i sostegni che riceve…), le sue risorse (competenze, potenzialità, capacità d’azione, relazioni affettive e sociali, conoscenza della rete dei servizi…), e accordare il suo bisogno a tutto quello che il territorio, in cui la Persona attualmente vive, può offrire, e quindi indirizzare e accompagnare a tutti i possibili aiuti. Una volta che abbiamo chiarito il problema, occorre accordarsi con la Persona nel percorso verso la soluzione, da affrontare insieme, sempre dandole fiducia, incoraggiandola a sviluppare le proprie potenzialità, facendola sentire protagonista della propria promozione.

Offriamo il nostro aiuto, con grande sincerità e obiettività riguardo le nostre forze e guardiamoci attorno: sappiamo quanto la città di Torino offra per i nostri Amici, aggiorniamoci continuamente  sulla rete dei numerosi Enti torinesi che si prendono cura delle Persone senza dimora. Coinvolgiamo altri, chiamiamo in causa e stimoliamo l’operato di chi, per la propria funzione pubblica e nella sussidiarietà, deve prendersi in carico i nostri Amici. Sosteniamo questi ultimi quando non vengono ascoltati e, unitamente, incoraggiamo sempre la loro collaborazione con gli altri Servizi, chiarendo la situazione con i loro referenti – che spesso fanno già molto per loro – e operando così in rete.

Molte Persone le vedremo una sola volta, altre staranno con noi per mesi. Con queste ultime è possibile tracciare un cammino, analizzando la situazione, valorizzando le risorse, dandosi insieme degli obiettivi graduali e poi finali, aiutando davvero la Persona a superare la situazione difficile che sta vivendo.

“Quello che non possiamo fare,
non dobbiamo nemmeno prometterlo.”

(Santa Luisa)

 

NON DIAMO SOLDI senza motivazione promozionale.

Non facciamo elemosina, non è il nostro compito, anche se fossero richiesti solo 50 centesimi (che facilmente finanziano dipendenze). E anche con motivazione, non diamo soldi “perché è la prima volta che vengo”, non diamo soldi “perché non li ho mai chiesti” o “perché li avete dati ad altri”, o “perché anni fa mi sono stati dati” o “perché tra un’ora, stasera, domani devo fare, partire, pagare…”. Ogni Persona ha la propria storia, ogni situazione è sempre nuova e va affrontata con ponderatezza, dolcezza e fermezza. Diffidiamo di chi ci mette fretta e di chi cerca di farci sentire in colpa forzando sulle emozioni. Il bisogno finanziario non sia estemporaneo, ma abbia un fine preciso che porta a passaggi promozionale successivi.

Riguardo la regolarizzazione dei DOCUMENTI:

- per i residenti in via Casa Comunale o irreperibili, indirizziamo al Referente dell’ Ente torinese che si impegna a sostenerli per regolarizzare la posizione anagrafica, per i documenti per mezzi di trasporto e per le spese farmaceutiche

- indirizziamo comunque agli Enti che sappiamo disponibili ad aiutare per le spese riguardanti i documenti.

 

Il nostro Ascolto inizi sempre con una preghiera tra noi operatori dell’Ascolto: affidiamo al Signore la nostra capacità di comprensione, chiediamo di aprire i cuori, di affinare la sensibilità e il discernimento, di infondere fiducia e confidenza. E concludiamo la mattinata con un confronto fra noi su ciò che abbiamo ascoltato, verificando insieme le scelte compiute e le possibili prospettive.

Fondamentali sono la delicatezza e la riservatezza. Nello scambio reciproco che è l’ Ascolto, innanzitutto noi “riceviamo”: ci vengono consegnate le notizie più personali di coloro che incontriamo. Poi “daremo”, nelle parole, nel sostegno morale e spirituale, nei beni materiali, ma soprattutto noi “riceviamo” il valore più importante della Persona, la sua storia personale, il suo mondo, a volte i suoi sentimenti… a noi avvicinarci con estremo, infinito rispetto e saper custodire ciò che ascoltiamo nel nostro cuore, nel nostro discernimento, nella nostra preghiera.

 

“Santa Luisa riferiva tutto a Dio, senza la grazia del quale,
essa diceva, nulla si sarebbe potuto fare.”

 

“Il carisma vincenziano è l’attualizzazione della Bella Notizia di un Dio
che è Padre e si prende cura dei suoi figli più poveri, che non riescono a reggere il peso della vita.
Vivere la carità allora non è altro che continuare il movimento di amore a cui Dio ha dato inizio verso gli uomini.



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