“Form-Azione Casa”, una creativa rete di sostegno

           
    In conclusione al ciclo di incontri “Form-Azione Casa”, promosso da Cicsene in collaborazione con vari enti pubblici e privati e 4 associazioni di comunità straniere, è stata consegnata una sintesi dei lavori, oltre ad un vero e proprio manuale sul tema.
    Casa Santa Luisa ha avuto l’onore di vedere inserito, in calce alla sintesi, un commento del nostro operatore partecipante al corso.
    A seguire pubblichiamo ben volentieri l’intero scritto, augurandoci che questa auspicata collaborazione divenga realtà sul campo… anzi, sulla strada!
Innanzitutto il mio ringraziamento per l’interessante corso sul tema “casa e stranieri”, con innumerevoli spunti di arricchimento per la mia vita personale e la mia attività.
    Il mio servizio si svolge prevalentemente nell’incontro quotidiano con persone che giungono a Torino da ogni angolo del mondo. Se arrivano al “24″ di via Nizza, facilmente è perché non hanno un luogo dove poter soggiornare, stanno cercando lavoro, magari sono in difficoltà con i documenti e, non così di rado, non parlano correntemente la lingua italiana.
    Ora, in particolare per la difficoltà linguistica, ma non solo, pensiamo che sarebbe molto importante e significativo che le associazioni delle diverse comunità straniere a Torino si rendessero disponibili per una proficua collaborazione sull’urgenza abitativa estrema.
    Si è detto nell’incontro, quanto sia mancante l’informazione, come ci si documenti sul tram, al bar e come il passaparola sia spesso fuorviante, spinto ad arte verso un business sempre più evidente non solo da parte di italiani verso stranieri ma anche tra connazionali!
    Sarebbe molto positivo se ogni associazione si impegnasse a dare un punto di riferimento, una persona ”mediatrice”, un recapito a cui indirizzare gli amici stranieri più sprovveduti (non coloro che, pur in situazione di precarietà, sanno bene come muoversi e vivono una certa “pendolarietà”). Intendiamo chi non sa spiegarsi, chi è solo (magari perché è stato truffato dal suo “gancio” per l’Italia ancor prima di mettere piede sul suolo italiano), chi si presenta subito come soggetto a rischio di sfruttamento.
    L’impegno richiesto sarebbe quello di fornire notizie aggiornate e precise, indirizzi giusti
sia sull’urgenza dei bisogni primari e sulle possibili accoglienze temporanee,
sia per una soluzione abitativa più congrua (dati chiari sui tipi di contratto, accesso all’ “housing” sociale, bandi, regole di base nell’abitare italiano…).
    Questo, per noi, non significa “scaricare il problema” ad altro ente, ma collaborare nell’accompagnamento della persona in difficoltà. Riteniamo che più la situazione è monitorata, più sguardi e voci mostrano attenzione, e più potremo creare advocacy per gli amici stranieri (ed italiani) alle prese con proposte capestro riguardo posti letto in case abbandonate o in solai e cantine; contratti non regolari; sfratti su due piedi con i propri averi chiusi dentro all’alloggio e questo solo per fare alcuni esempi.
    Come Casa Santa Luisa, siamo pienamente disponibili alla partecipazione a tavoli di confronto, progettazione, ricerca e azione… , al lavoro in rete e ad essere a nostra volta punto di riferimento per chi viene a trovarsi a vivere la situazione dell’essere “senza dimora”. “


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